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Frode del bonifico via email: come difendere la tua azienda

IBAN cambiati, finto amministratore delegato, caselle email compromesse: come funziona la frode BEC e quali procedure proteggono i pagamenti aziendali.

Tra le frodi informatiche che colpiscono le aziende, quella legata ai bonifici è una delle più dannose e meno tecniche. Non serve un virus: basta un'email credibile che convinca l'amministrazione a pagare su un conto sbagliato. Viene chiamata BEC, Business Email Compromise, e riguarda allo stesso modo grandi gruppi, piccole imprese, studi professionali e associazioni.

Le varianti principali

Il cambio di IBAN del fornitore

È la forma più frequente. Arriva un'email che sembra provenire da un fornitore abituale: "Vi informiamo che abbiamo cambiato banca, da questa fattura vi preghiamo di utilizzare il nuovo IBAN". Il messaggio è scritto bene, a volte cita numeri di fattura reali e arriva proprio quando un pagamento è in scadenza.

La truffa del CEO

Un dipendente dell'amministrazione riceve un messaggio dal "direttore": "Sto chiudendo un'operazione riservata, ho bisogno che tu faccia un bonifico urgente. Non parlarne con nessuno, ti spiego dopo". Le leve sono autorità, urgenza e segretezza.

La finta pratica dell'avvocato o del commercialista

Il truffatore si presenta come consulente esterno che segue un'acquisizione o una vertenza e chiede un pagamento immediato, spesso in coincidenza con un periodo in cui il titolare è irraggiungibile.

Perché queste email sembrano autentiche

Ci sono due scenari, con difese diverse:

  1. Dominio imitato: l'email arriva da un indirizzo simile a quello vero, con una lettera cambiata o un'estensione diversa. Un occhio attento può notarlo.
  2. Casella compromessa: il truffatore è entrato davvero nella posta del fornitore, o nella tua, magari grazie a una password rubata. In questo caso l'email parte dall'indirizzo autentico, si inserisce in una conversazione reale e conosce importi e scadenze. Spesso chi ha violato la casella imposta anche regole di inoltro nascoste per leggere la corrispondenza senza essere notato.

Nel secondo caso, controllare il mittente non basta. Serve una procedura.

La procedura che blocca quasi tutte le frodi

1. Ogni cambio di coordinate bancarie si verifica per telefono

Quando un fornitore comunica un nuovo IBAN, l'amministrazione telefona a un numero già noto, presente in anagrafica o nel contratto, mai a quello indicato nell'email che chiede il cambio. Chiede conferma a una persona conosciuta. Solo dopo aggiorna l'anagrafica.

2. Doppia approvazione oltre una soglia

I bonifici sopra un certo importo richiedono l'approvazione di due persone. Molte banche permettono di configurarlo direttamente nell'home banking aziendale.

3. Nessuna eccezione per l'urgenza

Se arriva una richiesta urgente e riservata dal titolare, la si verifica con lui a voce, anche se dice di non essere disponibile. Il titolare stesso dovrebbe dichiarare in anticipo, davanti a tutti, che non chiederà mai pagamenti fuori procedura via email o chat.

4. Attenzione ai dettagli del conto

Un IBAN di un paese diverso da quello del fornitore, o un conto intestato a una persona fisica invece che all'azienda, sono segnali da approfondire prima di pagare.

Proteggere la propria casella

La frode può partire anche dalla tua posta. Per ridurre il rischio:

  • attiva l'autenticazione a due fattori su tutte le caselle aziendali;
  • controlla periodicamente le regole di inoltro e i filtri automatici: una regola che sposta nel cestino le email contenenti la parola "bonifico" o inoltra tutto a un indirizzo esterno è un campanello d'allarme;
  • verifica gli accessi recenti e le sessioni attive dal pannello del servizio di posta;
  • configura correttamente l'autenticazione del dominio email (SPF, DKIM e DMARC), così è più difficile per terzi inviare messaggi che sembrano partire da te.

Un esempio concreto

Un'azienda riceve dal suo fornitore storico, nella stessa conversazione della fattura del mese, una nuova comunicazione con il PDF della fattura e un IBAN diverso. L'impiegata nota che il conto è aperto presso una banca estera. Chiama il referente commerciale al numero in anagrafica: il fornitore non ha cambiato nulla, ma scopre in quel momento che la propria casella è stata violata. Una telefonata di due minuti evita la perdita e permette anche al fornitore di correre ai ripari.

Se il bonifico è già partito

  1. Chiama subito la tua banca e chiedi il richiamo del bonifico: più è breve il tempo trascorso, maggiori sono le possibilità di bloccarlo.
  2. Avvisa la banca del beneficiario tramite la tua banca.
  3. Sporgi denuncia con tutta la documentazione: email complete, intestazioni, contabili.
  4. Informa il fornitore, se il suo nome è stato usato: potrebbe avere una casella compromessa.
  5. Cambia le password e controlla le caselle coinvolte.

In sintesi

  • La frode BEC sfrutta email credibili per far pagare su un conto sbagliato.
  • Le email possono arrivare da domini imitati o da caselle autentiche compromesse.
  • Ogni cambio di IBAN si verifica per telefono, con un numero già noto.
  • Doppia approvazione e nessuna eccezione per le richieste urgenti.
  • Se il bonifico è partito, chiama subito la banca e sporgi denuncia.
MM
Marco Marzaduri

Marco Marzaduri si occupa di cybersecurity, informatica forense e sviluppo web. Laureato in informatica e in psicologia, unisce l'analisi tecnica alla comprensione del fattore umano.

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