Una password rubata si può cambiare; un'impronta digitale no. È questa la ragione principale per cui i dati biometrici ricevono una protezione particolare. Li usiamo ogni giorno per sbloccare il telefono o autorizzare un pagamento, ma sempre più spesso ci vengono chiesti anche da palestre, uffici, scuole e servizi di accesso. Capire quando la richiesta è legittima e quali garanzie pretendere è fondamentale.
Che cosa sono i dati biometrici
L'articolo 4, punto 14, del Regolamento (UE) 2016/679 definisce i dati biometrici come i dati personali ottenuti da un trattamento tecnico specifico relativi alle caratteristiche fisiche, fisiologiche o comportamentali di una persona, che ne consentono o confermano l'identificazione univoca, come l'immagine facciale o i dati dattiloscopici.
Due elementi sono decisivi:
- non basta una semplice fotografia: diventa dato biometrico quando viene elaborata con una tecnica specifica, per esempio per estrarre un modello del volto da confrontare;
- lo scopo è riconoscere o verificare l'identità della persona.
Oltre a volto e impronte, rientrano nella categoria il riconoscimento dell'iride, della voce, della geometria della mano e, in alcuni casi, di caratteristiche comportamentali come il modo di camminare o di digitare.
La protezione dell'articolo 9
Quando sono trattati per identificare in modo univoco una persona, i dati biometrici rientrano nelle categorie particolari dell'articolo 9 del GDPR. Il loro trattamento è vietato salvo eccezioni specifiche, tra cui il consenso esplicito dell'interessato o la necessità per adempiere obblighi in materia di diritto del lavoro, nei limiti autorizzati dalla legge e con garanzie adeguate.
In Italia, l'articolo 2-septies del Codice in materia di protezione dei dati personali prevede che il trattamento dei dati genetici, biometrici e relativi alla salute avvenga nel rispetto di misure di garanzia stabilite dal Garante per la protezione dei dati personali.
Sblocco del telefono: perché è diverso
Quando usi l'impronta o il volto per sbloccare lo smartphone, nella maggior parte dei dispositivi moderni il modello biometrico viene conservato in un'area protetta del dispositivo e non viene inviato al produttore. Sei tu a decidere se attivare la funzione, e il dato resta sotto il tuo controllo. È uno scenario molto diverso da un sistema in cui la tua impronta viene memorizzata nel database di un'azienda.
Un accorgimento utile: lo sblocco biometrico è comodo, ma mantieni sempre un codice di sblocco robusto come alternativa.
Le situazioni più comuni
| Situazione | Domande da porre |
|---|---|
| Accesso in palestra con impronta o volto | Esiste un'alternativa, come tessera o codice? Dove viene conservato il modello biometrico? |
| Rilevazione presenze al lavoro con impronta | Quale norma o base giuridica lo consente? Perché un badge non è sufficiente? |
| Verifica dell'identità online con selfie e documento | Chi effettua il confronto? Per quanto tempo vengono conservati foto e modello? |
| Riconoscimento facciale in negozi o eventi | Ci sono cartelli e informativa? Le immagini vengono confrontate con elenchi di persone? |
Il principio di proporzionalità
Un sistema biometrico deve essere necessario e proporzionato rispetto allo scopo. Per accedere a una palestra o registrare l'orario di arrivo in ufficio, nella maggior parte dei casi strumenti meno invasivi come una tessera o un codice sono sufficienti. Quando esiste un'alternativa altrettanto efficace, il ricorso alla biometria è difficile da giustificare.
Il consenso deve essere libero
Se un servizio ti chiede il consenso per usare l'impronta, il consenso è valido solo se puoi rifiutare senza conseguenze. Una palestra che offre l'accesso con impronta oppure con tessera rispetta questo principio; una che impone l'impronta come unica modalità, no. Nel rapporto di lavoro, lo squilibrio tra datore e dipendente rende il consenso una base giuridica particolarmente fragile.
L'AI Act
Il Regolamento (UE) 2024/1689 sull'intelligenza artificiale, all'articolo 5, vieta alcune pratiche biometriche considerate inaccettabili, tra cui la creazione di banche dati di riconoscimento facciale mediante raccolta non mirata di immagini da internet o da telecamere a circuito chiuso, e limita fortemente l'uso dell'identificazione biometrica remota in tempo reale negli spazi accessibili al pubblico a fini di attività di contrasto.
Cosa chiedere prima di fornire i tuoi dati biometrici
- Perché serve la biometria e se esiste un'alternativa.
- Dove viene conservato il modello: su una tessera in tuo possesso, sul dispositivo o in un archivio centrale.
- Per quanto tempo e come viene cancellato quando smetti di usare il servizio.
- Chi può accedervi e se viene comunicato a terzi.
- Quali misure di sicurezza proteggono i dati.
Le risposte devono trovarsi nell'informativa; se mancano, puoi chiederle con il diritto di accesso dell'articolo 15 e, quando smetti di usare il servizio, chiedere la cancellazione del modello ai sensi dell'articolo 17.
In sintesi
- I dati biometrici derivano da un trattamento tecnico che consente l'identificazione univoca, come modelli del volto o delle impronte.
- Usati per identificare una persona, rientrano nelle categorie particolari dell'art. 9 GDPR; in Italia si aggiungono le misure di garanzia dell'art. 2-septies del Codice privacy.
- Lo sblocco del telefono con modello conservato sul dispositivo è molto diverso da un archivio centrale.
- La biometria deve essere necessaria e proporzionata; se esiste un'alternativa, il consenso deve poter essere rifiutato senza conseguenze.
- Chiedi sempre dove e per quanto tempo viene conservato il modello biometrico.