🔎 Informatica forense

Copia forense di un disco: bit stream image e write blocker

Come si esegue la copia forense di un disco: differenza con la copia normale, uso del write blocker, formati immagine, verifica hash e problemi degli SSD.

La copia forense è il punto di partenza di quasi ogni analisi su computer e supporti di memoria. A differenza di una normale copia di file, riproduce l'intero contenuto del supporto, settore per settore, compresi gli spazi che il sistema operativo considera vuoti. È lì che spesso si trovano i frammenti di file cancellati, le vecchie versioni dei documenti e le tracce che nessuno pensava di aver lasciato.

Copia di file e copia bit a bit: la differenza

Quando trascini una cartella su una chiavetta, il sistema copia solo i file visibili, e nel farlo può cambiare alcune date. Lo spazio non allocato, le aree di sistema, i file cancellati ma non ancora sovrascritti restano fuori.

Una copia bit a bit, chiamata anche bit stream image, legge invece ogni singolo settore del disco dall'inizio alla fine e lo scrive in un file immagine o su un altro supporto. Il risultato è un duplicato completo, sul quale si possono condurre tutte le analisi senza mai toccare l'originale.

Aspetto Copia di file Copia forense
File visibili Sì Sì
File cancellati recuperabili No Sì, se non sovrascritti
Spazio non allocato No Sì
Metadati del file system Parziali Completi
Verifica di integrità Raramente Sempre, con hash

Il write blocker

Collegare un disco a un computer non è un'operazione neutra. Molti sistemi operativi, appena rilevano un nuovo volume, scrivono file di indicizzazione, aggiornano registri, montano partizioni e talvolta tentano riparazioni automatiche. Ognuna di queste scritture altera l'originale.

Il write blocker è un dispositivo che si interpone tra il disco e il computer di acquisizione e lascia passare solo i comandi di lettura, bloccando qualsiasi scrittura. Esistono due famiglie:

  • write blocker hardware: piccoli apparecchi con ingressi per dischi SATA, NVMe o USB, che bloccano le scritture a livello elettronico. Sono la scelta preferibile, perché indipendenti dal software;
  • write blocker software: impostazioni o programmi che impediscono al sistema di scrivere sul dispositivo. Sono utili quando non c'è alternativa, ma vanno verificati con cura, perché un aggiornamento o una configurazione errata possono annullarne l'effetto.

Prima di usare un write blocker su un reperto reale è buona pratica testarlo su un disco di prova, verificando che l'hash rimanga identico dopo il collegamento.

I formati dell'immagine

L'immagine può essere salvata in diversi formati:

  • raw (o dd): una copia esatta, senza compressione né informazioni aggiuntive. È leggibile da quasi tutti gli strumenti, ma occupa quanto l'intero disco;
  • E01 (Expert Witness Format): un formato molto diffuso che consente compressione, suddivisione in segmenti e inserimento di metadati come numero di caso, nome dell'operatore e note;
  • AFF4: un formato aperto pensato per grandi volumi di dati e acquisizioni più complesse.

La scelta dipende dagli strumenti che si useranno e dalle esigenze di archiviazione. L'importante è che il formato sia documentato e verificabile.

La procedura passo per passo

  1. Fotografa il dispositivo e annota marca, modello, numero di serie e capacità.
  2. Rimuovi il disco dal computer, se possibile, oppure prepara un sistema di avvio forense che non monti i volumi.
  3. Collega il disco tramite write blocker al computer di acquisizione.
  4. Calcola l'impronta hash del disco originale.
  5. Avvia l'acquisizione verso un supporto di destinazione pulito e di capacità adeguata.
  6. Al termine, calcola l'hash dell'immagine e confrontalo con quello dell'originale.
  7. Registra tutto nel verbale: orari, strumenti e versioni, impronte, eventuali errori di lettura.

Se il disco presenta settori danneggiati, lo strumento li segnala. Questi errori vanno annotati, perché spiegano eventuali differenze tra le impronte e permettono di valutare quali dati potrebbero mancare.

Il problema degli SSD

I dischi a stato solido funzionano in modo diverso dai dischi meccanici. Il loro controller gestisce internamente la distribuzione dei dati e, grazie al comando TRIM e alla cosiddetta garbage collection, può cancellare definitivamente blocchi che il sistema ha segnato come liberi, anche senza alcuna scrittura dall'esterno.

Ne derivano due conseguenze pratiche. Prima: un SSD va acquisito il prima possibile, perché il tempo lavora contro il recupero dei dati cancellati. Seconda: in alcuni casi due acquisizioni successive dello stesso SSD possono produrre impronte diverse anche usando un write blocker. Non è un errore dell'operatore, ma un comportamento del dispositivo, e va spiegato nella relazione.

Dischi cifrati e sistemi accesi

Se il computer è acceso e il disco è cifrato, spegnerlo può rendere i dati inaccessibili senza la chiave. In questi casi si valuta un'acquisizione a sistema acceso, detta live, dei volumi già sbloccati e della memoria. È una scelta delicata, che modifica in parte lo stato del sistema e va motivata e documentata.

In sintesi

  • La copia forense riproduce ogni settore del disco, compresi spazi liberi e dati cancellati.
  • Il write blocker impedisce qualsiasi scrittura sull'originale durante l'acquisizione.
  • I formati più comuni sono raw, E01 e AFF4, tutti verificabili con hash.
  • Errori di lettura e particolarità degli SSD vanno annotati e spiegati.
  • Con sistemi accesi e dischi cifrati, spegnere senza riflettere può far perdere tutto.
MM
Marco Marzaduri

Marco Marzaduri si occupa di cybersecurity, informatica forense e sviluppo web. Laureato in informatica e in psicologia, unisce l'analisi tecnica alla comprensione del fattore umano.

Leggi anche